Laboratorio di pittura rupestre, classe terza

Disciplina: storia

Classe terza

Traguardi per lo sviluppo di competenzetraguardi

Comprende avvenimenti, fatti e fenomeni delle società e civiltà che hanno caratterizzato la storia dell’umanità dal paleolitico alla fine del mondo antico con possibilità di apertura e di confronto con la contemporaneità.

 

Obiettivi

  • Identificare ed acquisire i caratteri distintivi della vita dell’uomo preistorico, sperimentare alcune tecniche per l’utilizzo di strumenti e attrezzi;
  • eseguire una piccola pittura rupestre con tecniche arcaiche sperimentando le varie tecniche di pittura preistorica (a secco, a spruzzo, a stampo)e pigmenti naturali;
  • Mediante l’uso di bastoncini, fili d’erba, piume, ciuffi di pelo, ossa si potrà “sperimentare”un aspetto della vita della preistoria dipingendo animali e disegni simbolici avendo come modello le raffigurazioni  rinvenute nelle principali grotte preistoriche.
  • Creare un ambiente di apprendimento inclusivo per partecipare in maniera attiva, esprimersi, confrontarsi con se stessi e relazionarsi con gli altri.
  • Potenziare tutti i linguaggi espressivi.

Pitture rupestri

Si definiscono pitture rupestri quelle pitture realizzate in una grotta o in muri di pietra o in soffitti, risalenti all’inizio del Paleolitico superiore 40-35000 anni fa. I disegni che hanno resistito nei millenni sono quelli realizzati nelle caverne perché al riparo dalla pioggia e dal vento. I soggetti più comuni nelle pitture rupestri sono i grandi animali selvaggi, come il bisonte e scene di caccia, spesso sono presenti anche impronte umane. Per realizzare queste opere d’arte, venivano usati colori vivaci ottenuti mescolando terra, polvere, minerali, acqua e grasso. Il colore, poteva essere applicato alle pareti con le dita o con rudimentali tamponi e pennelli realizzati con ciuffi di peli, di muschio o erba.

Secondo alcuni studiosi questi dipinti erano legati a riti magici compiuti con le immagini degli animali e avevano la funzione di propiziare la caccia.

I più conosciuti reperti si trovano nelle località di:

  • Lascaux in Francia, soprannominata “la Cappella Sistina preistorica”, le grotte di Lascaux sono un complesso nella Francia sud-occidentale. La pittura della caverna più famosa è la grande sala dei tori dove sono raffigurati tori, cavalli e cervi. Uno dei tori è di circa 5 metri il più grande animale scoperto finora in qualsiasi grotta di pitture primitive.
  • Grotta del Genovese su Levanzo (Sicilia);
  • La Marche, nell’area di Lussac-les-Châteaux, (Francia);
  • Grotta Chauvet, presso Pont d’Arc (Francia);
  • Grotta di Altamira in Spagna settentrionale, scoperta alla fine dell’800; scalfitture nella roccia dovute probabilmente a colpi di lancia, fanno ritenere che le figure degli animali potessero essere utilizzate anche in funzione propiziatoria per il buon esito della caccia.
  • Il parco nazionale Kakadu, Australia;
  • La Cueva de las Manos, letteralmente “la caverna delle mani” è stata scoperta in una landa desolata della Patagonia, la regione desertica e freddissima del sud dell’Argentina. Le mani raffigurate sono un bellissimo esempio di composizione modulare dove il modulo è rappresentato dalla mano dell’uomo preistorico che l’ha eseguita in numerose sequenze. Si pensa che siano state realizzate a “stencil” spruzzando pigmento colorato con la bocca.
  • Grotta di Magura, Bulgaria.

L’uomo che le ha dipinte non era un “artista” come il pittore moderno ma, piuttosto uno stregone.
I suoi dipinti realizzati con le mani o con strumenti rudimentali come le piume d’uccello, legni e colori di origine vegetale e animale servono per officiare dei rituali magici, ad esempio propiziare il buon esito della caccia per tutta la sua comunità.

Nel Paleolitico la pittura avviene ad esecuzione diretta sulla roccia, senza preparazione, sfruttando le irregolarità rocciose ai fini della resa dell’immagine. Cioè sporgenze, cavità e asperità rocciose venivano spesso sfruttate per far parte di una raffigurazione.

I colori, quasi sempre di tonalità calde (rossi, ocra bruni, oltre a nero) erano pigmenti ricavati da minerali e vegetali presenti nell’ambiente: ossidi di ferro e manganese per la gamma dall’ocra scuro al giallo. Il nero si otteneva con il carbone e fuliggine, il bianco con terre argillose.

I pigmenti si ottenevano da tali sostanze minerali e vegetali, e dopo essere state macinate e ridotte in polvere (mediante lo sfregamento di pietre levigate) venivano conservati in conchiglie o ossa cave.
Potevano essere usati a secco, fregati direttamente sulle rocce, o liquidi, mescolati con acqua, applicati con le dita o con pennelli fatti con piume, fibre vegetali, bastoncini appuntiti.
Altre tecniche già usate erano quella della tamponatura, dello spruzzo mediante cannucce, e dello stampo (una specie di timbratura).

A queste si aggiunge la tecnica dell’incisione, un procedimento a metà tra il disegno e la scultura, che consisteva nell’incidere in profondità le pareti rocciose mediante pietre scheggiate e appositamente appuntite.
I contorni delle figure potevano essere incisi o colorati e sono presenti anche vari esempi di tecniche miste.

La conservazione di questi dipinti antichissimi è dovuta all’umidità delle rocce: l’evaporazione permette la cristallizzazione dei carbonati in un naturale processo di fissaggio dei colori.

I nostri capolavori

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