La maestra secondo Maria Montessori

montessori

La striscia del tempo Maria Montessori

Striscia del tempo Maria Montessori

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La maestra per Maria Montessori

Tra il 1930 ed il 1931 Maria Montessori scrisse “Il Memorandum”, un documento interamente dedicato al comportamento che la maestra montessoriana deve assumere.

I punti fondamentali sono: curare l’ambiente, insegnare l’uso degli oggetti, mettere i piccoli in rapporto con l’ambiente e non intervenire a rapporto avvenuto, osservare i bambini, accorrere dove si è chiamati, ascoltare e ricambiare dove si è invitati; rispettare il lavoro, rispettare chi si riposa o guarda gli altri lavorare, senza richiamarlo ed obbligarlo al lavoro. Rispettare chi sbaglia un lavoro, senza l’ansia di correggerlo subito, perché ogni aiuto inutile è un ostacolo allo sviluppo e al desiderio di superare  le difficoltà.

L’insegnante Montessoriana, a differenza dell’insegnante tradizionale, si deve staccare da ogni idea preconcetta del livello a cui i bambini possono trovarsi e organizzare il suo intervento nel rispetto dei diversi tempi, ritmi, livelli e stili di apprendimento.

L’organizzazione avviene in tre stadi.

Nel primo stadio la maestra si preoccupa dell’ambiente, con particolare cura della pulizia e dell’ordine.

Nel secondo stadio l’insegnante si deve concentrare su se stessa: deve essere seducente, attrarre il bambino con mosse gentili e graziose, affascinarlo con esercizi vari, gettare i semi dell’interesse.

Nel terzo stadio, quando il bambino trova interesse e si dedica alle attività, l’insegnante non deve intervenire o interromperlo in nessun modo; si mette in disparte e interviene solo se assolutamente necessario. Questo non è un compito semplice per l’insegnante inesperta, l’abilità si acquisisce con la pratica.

Il fine dell’insegnamento è il raggiungimento, da parte del bambino, di indipendenza fisica e autosufficienza; acquisire la volontà tramite la capacità di scelta propria e libera, dettata dai bisogni interni, e l’indipendenza di pensiero tramite il lavoro svolto da solo senza interruzioni.

La maestra viene paragonata allo scienziato che osserva un fenomeno: se lo scienziato ha bisogno di preparazione per “vedere”, “leggere” le manifestazioni e le trasformazioni della sostanza che sta analizzando, quanto più grande dovrebbe essere la preparazione della maestra ad osservare l’essere umano.

La qualità più importante è quella di saper osservare, ma non bastano i sensi e la conoscenza, serve molto esercizio, una vera educazione all’osservazione. Essa include pazienza, perché chi è impaziente non sa dare valore alle cose, ma apprezza sole le sue soddisfazioni. Per questo la maestra necessita di autoeducazione per superare se stessa, anche se questo comprende talvolta la rinuncia di sé.

La maestra Montessori al posto della parola deve imparare il silenzio, ad osservare ed assumere un atteggiamento umile. È necessaria la trasformazione della scuola a partire dalla trasformazione della maestra, posta al servizio dell’umanità; essa deve evolversi e passare da una maestra che incute timore ad una preparata, focalizzata sul metodo e non sul contenuto. Un metodo basato sulla libertà, finalizzato ad aiutare il bambino ad acquistarla, che, oltre a rivelare la sua vera natura attraverso le manifestazioni più spontanee, guida il bambino a diventare indipendente. “Non si può essere liberi se non si è indipendenti” ricorda Maria Montessori.

La maestra montessoriana è piena di entusiasmo e convinta dei risultati del metodo della pedagogia scientifica. I bambini devono avere libertà di scelta delle attività e non devono essere assolutamente interrotti.

Non sono permessi premi e punizioni, tantomeno minacce. Deve rimanere silenziosa e passiva, in un’aspettativa paziente per permettere il massimo sviluppo dello spirito infantile. Calma, ferma e paziente comunica ai bambini equilibrio; può intervenire lodando o esortando, decidendo se rivolgersi sussurrando a gruppi piccoli oppure alzando la voce per interrompere il disordine.

L’insegnante deve provare rispetto e simpatia per i bambini che educa e deve scegliere quelle attività che conducono allo sviluppo degli stessi.

Il bambino ha un fondamentale obiettivo, di cui non è consapevole: diventare Uomo. Il compito della scuola e dell’insegnante è quello di rimuovere le circostanze che ostacolano l’espandersi della vita del bambino e dare massima libertà di sviluppo. Questo vuol dire creare un ambiente educante, incanalando l’ordine nel perfezionamento della sua attività.

L’ambiente, per Maria Montessori, include l’insieme di materiali che il bambino può liberamente scegliere e usare quanto desidera, corrispondente alle sue tendenze e ai suoi bisogni di attività. La maestra, al servizio del bambino, non fa altro che aiutarlo ad orientarsi, lasciandolo libero nella scelta e nell’esercizio. La disciplina interiore è indispensabile nella creazione dell’Uomo, non è un compito facile ed inizia quando il bambino è in grado di concentrare la sua attenzione sull’oggetto che consente la crescita e la correzione dell’errore.

Non si può parlare di libertà se tutti gli oggetti attirano il bambino allo stesso modo, ed esso, seguendo il richiamo, passa da una cosa all’altra senza soffermarsi su nessuna in particolare. Il bambino è così schiavo delle sensazioni superficiali, senza una guida interiore. L’uomo nasce quando la sua anima si fissa, si orienta, sceglie. “Il bambino che si concentra è immensamente felice”, riesce a staccarsi dal mondo per potersi riunire ad esso con una nuova consapevolezza.

La saggezza e la disciplina devono essere formate nel bambino. La sorveglianza generale e le lezioni individuali sono due mezzi importanti con i quali l’insegnante aiuta lo sviluppo del bambino, con l’accortezza di non dare mai le spalle alla classe. La sua presenza deve farsi sentire in tutto l’ambiente e deve toccare le anime degli alunni.

Quando il bambino sente il desiderio di portare il suo lavoro all’approvazione della maestra, essa sorride e risponde con una parola di consenso finché diventerà sicuro e non cercherà conferme ad ogni passo: infatti, la perfezione e la sicurezza devono svilupparsi nel bambino da sorgenti interne.

Per diventare un’osservatrice e una guida, l’insegnante deve essere in grado di distinguere le reazioni di difesa che il bambino ha sviluppato in seguito alle repressioni che hanno lavorato contro di lui, limitando la spontanea energia che nasce da uno spirito riposato.

L’oggetto della maestra è l’uomo stesso e la sua missione è quella di dirigere la vita infantile. Quando comincerà a diventare un vera maestra, sentirà, in mezzo ai bambini, una gioia serena e un desiderio insaziabile nel vigilare sui fenomeni spirituali nel loro svolgimento.

L’osservazione della maestra deve essere esatta e spirituale per plasmare l’anima nuova; la sua attitudine positiva, scientifica e spirituale.

“Qual è il maggior indizio di riuscita per un’insegnante Montessoriana? Il poter dire: <Ormai i bambini lavorano come se io non esistessi>” (Maria Montessori, La mente del bambino, pag.283).

Mihaela Coman

Bibliografia

M. Montessori-La mente del bambino, Garzanti elefanti, 1999

M. Montessori-L’autoeducazione, Garzanti elefanti, 2000

M. Montessori- La scoperta del bambino, Garzanti elefanti, 1999

Considerazioni finali

Nelle prime settimane del corso di specializzazione, a giugno dell’anno scorso, mentre cercavo di costruire, pezzettino per pezzettino, la figura dell’insegnante montessoriana, pensavo fosse antiquata, superata, irrealizzabile nelle nostre scuole; dopo mesi di corso credo che sia l’unica possibilità per una scuola che si pone come obiettivo la realizzazione dell’Uomo,  “la promozione del pieno sviluppo della persona”.(Indicazioni Nazionali 2012)

Scuole Montessori nel mondo

Irlanda: una scuola ogni 12.000 abitanti

Svezia: una scuola ogni 58.000 abitanti

Stati Uniti: una scuola ogni 68.000 abitanti

Germania: una scuola ogni 71.000 abitanti

Paesi Bassi: una scuola ogni 76.000 abitanti

Regno Unito: una scuola ogni 78.000 abitanti

ITALIA: UNA SCUOLA OGNI 440.000 ABITANTI

scuole al mondo

 

 

 

2 pensieri su “La maestra secondo Maria Montessori

  1. Margherita

    Anche creare una situazione di disagio a genitori e bambini che visitano una scuola( ispirata al Metodo Montessori )per poter capire se è quella giusta per il proprio figlio fa parte del metodo? La maestra non era sicuramente una persona umile e ben curata, è riuscita solo a farci sentire fortemente a disagio.

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    1. Gentile Margherita, come ben saprà, non è l’abito che fa il monaco; avere una specializzazione non vuol dire necessariamente diventare il docente ideale, questo è valido anche per la scuola statale.
      L’insegnante Montessori è al servizio del bambino, che è “il padre dell’Uomo”, non c’è mai stato un Uomo che non sia originato da un bambino. La maestra che lei ha conosciuto pare che non si sia “ispirata” abbastanza al metodo. Servono anni di formazione, disciplina interiore e volontà di migliorare, non si diventa da oggi a domani maestra Montessori!
      Le confido che sto concludendo un anno di formazione intensiva con l’Opera Nazionale a Milano; tutte le volte entro in classe con la promessa di impegnarmi fino alla fine a fare la maestra così come descritta nei libri che ho letto: parlare a voce bassa, sorridere, avere pazienza e umiltà, dare la libertà di scelta al bambino, ascoltare di più e parlare di meno, lasciare la libertà di movimento, organizzare i lavori piacevoli e in piccolo gruppo; nonostante il mio impegno, mi trovo spesso uscita dal copione. Non giudicare un metodo con più di 60 mila scuole al mondo in base a un’esperienza spiacevole.

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